Gian Paolo Borghi
FRAMMENTI DI STORIA NAZIONALE (1941-1947)
NEI TESTI DI “TAIADÈLA”
Il “macchiettista-cantastorie” Dario Mantovani (1904-1950), detto Taiadèla (Tagliatella) e il compagno di lavoro Nadir Bernini (1902-1963), virtuoso del clarinetto, sono tra i protagonisti dello spettacolo padano di piazza dalla seconda metà degli anni ’20 alla seconda metà degli anni ‘40 del ‘900. Originari di Ceneselli, nel rodigino, il loro sodalizio artistico raccoglie un vasto consenso popolare, grazie all’innata abilità di fare presa sull’uditorio con canzoni, “macchiette” e storielle di piccoli avvenimenti di paese che si prestano a una narrazione in forma ironica o grottesca.
La pesante situazione economica che caratterizza la loro gioventù, unita al forte desiderio d’indipendenza, li induce ben presto a intraprendere l’attività di suonatori, cantanti di strada e di osteria.
Nadir, non vedente, è di famiglia contadina. Dario è figlio di un arrotino a suo tempo emigrato in America e appartiene a una famiglia con assillanti problemi finanziari.
Per tentare di risolvere congiuntamente le loro vicende quotidiane, Taiadèla e Nadir iniziano a suonare nelle osterie dei paesi nei loro dintorni. La speranza di affrontare più dignitosamente la vita con il mestiere del cantastorie li stimola, in seguito, a estendere il loro raggio d’azione e a frequentare le fiere e i mercati.
Dopo alcuni anni di dura “gavetta”, raggiungono il successo, anche economico impostando in chiave prettamente umoristica il loro spettacolo e Taiadèla si sbizzarrisce in “numeri” che si configurano tra avanspettacolo e “uscite” clownesche.
Gli anni Trenta scandiscono la loro progressiva conquista delle piazze padane. Quando Nadir si ritira dalle piazze in seguito a dissidi con il “socio”, Dario Mantovani “arruola” i figli Delfino e Dino.
I testi che propongo ai lettori scandiscono fasi importanti della storia d’Italia, affrontate da Taiadèla con un certo spirito ironico (tenuto conto di quei periodi durante i quali c’era ben poco da ridere…) e con un indubbio coraggio. La vox populi, peraltro, ricordava con ammirazione le sue esecuzioni della canzone Vincere! indietreggiando e finendo per essere più volte ammonito dalle autorità fasciste.
La prima composizione, Tagliattellerie [sic], risale al 1941. È compresa nel canzoniere dal titolo Il Comico Taiadela presenta Reginella Cittadina-Rondinella, stampato dalla Tipografia Reggiolese di Reggiolo (Reggio Emilia), a cura di Mantovani Dario detto Taiadela. Non porta la firma dell’autore, che peraltro è legalmente responsabile di questo intero foglio di grande formato.
Conservato presso la Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, il testo è caratterizzato da sfumature di amara ironia che si traducono, nei fatti, in vere e proprie pubbliche denunce per il razionamento dei generi alimentari e su altre restrizioni, cui fanno da contraltare doppi sensi e lodi al regime allora imperante:
Il caffè ce l’han levato
parapunzi punzi pà
ora abbiamo il surrogato
parapunzi punzi pà
ma non lo possiamo bere
con lo zucchero a piacere
daghela ben biondina
daghela ben biondà
Or la tessera annonaria
per l’Italia è necessaria
non potremo mai star male
col prodotto nazionale.
Viva il nostro Grande Impero
che fa senza lo straniero
sempre uniti tutti quanti
noi sapremo andare avanti.
Han levato molti treni
sopra i quali han posto i freni
non li mettono in funzione
per risparmio di carbone.
Non bisogna consumare
la benzina per viaggiare
ogni bravo italiano
deve andare a gas metano.
Per le donne gran sorpresa
quando vanno a far la spesa
senza carta è molto strano
dovran prendere tutto in mano.
I signori tutti quanti
non saranno più galanti
lascieran [sic] la topolino [sic]
e prenderanno il calessino.
Attenzion verran tassate
or le donne pitturate
conosceremo almeno quelle
che saranno… brutte o belle.
N.B. – Ad ogni strofa cantare
le due righe in corsivo.
Il secondo testo, in 11 quartine, fa riferimento soprattutto all’ultima e sanguinosa fase della guerra, protrattasi per altri due anni per colpa dei tedeschi e dei repubblichini ai danni del popolo. La narrazione spazia dagli amori di Mussolini, finto condottiero, e le crudeltà dei nazifascisti dopo l’armistizio dell’8 settembre.
Anche in questo caso il canto non è firmato, ma è stampato sulla copertina del Calendario Canzoniere 1946. Compagnia propaganda della canzone Dario Mantovani & Figli (detto Tajadela), dato alle stampe, privo di data, dalle Arti Grafiche delle Venezie, con sede a Vicenza. Fa parte di una piccola raccolta privata di Veber Gulinelli, collezionista di Medolla (Modena).
Dominio leonesco
Finalmente il fascismo è crollato
e la pace già regna nel mondo
molta gente credeva in fondo
Mussolini un bravo condottier.
Mentre invece il duce a Roma
non pensava che a fare l’amore
con la Petacci e Lida [sic] Valli
e abbandonava l’Italia del cuore.
L’armistizio dell’otto settembre
quando Badoglio e Re son scappati
quei tedeschi entrarono infatti
qui nell’Italia a invaderla ancor.
Ma con la forza del duce crollato,
nazifascisti e repubblicani
mandaron avanti la guerra due anni
che il popolin ha dovuto subir.
Quanti ragazzi col bando son scappati
i repubblicani partivano in venti
e poi facevano i rastrellamenti
con rivoltella e fucil mitragliator.
Eran molti di questi ragazzi
che venivano poi rastrellati
e nei treni ben compressati
mandati in Germania per punizion.
Ma nel mondo non c’era giustizia,
vecchi, donne e tanti bambini
han lasciato i diritti più fini
per quei barbari di tedescon.
Alla gente che mi circonda
raccomando di darmi ascolto
ed ora non mi allungo di molto
perché voialtri sapete il ver.
Vi parlerò dei repubblicani
che stanno la [sic] dentro nella galera,
eran chiamati brigata nera
che dell’Italia era il disonor.
Ed ai processi ci son gli avvocati
che ti difendono per esser pagati
e con i soldi che ci hanno rubati
essi ricomprano il perduto onor.
Ma l’onore dei veri Italiani
è quello di non essere scritti
là nell’elenco di quei fascisti
brigata nera, repubblican.
Proseguo con un terzo componimento, incentrato in modo particolare sulle problematiche del dopoguerra. L’ho trascritto dal canzoniere Baci e canzoni, privo di data e della tipografia, curato dal cantastorie Lorenzo De Antiquis e distribuito dalla moglie Elba Cresti. Si tratta di versi tra l’ironico e l’umoristico che bene inquadrano la situazione italiana dell’epoca. Non manca la strofetta a sfondo sociale con l’auspicio della Riforma agraria. Interessanti, inoltre le raccomandazioni che il presidente statunitense Harry Truman invia al Capo italiano.
È conservato presso l’Archivio dell’Associazione Italiana Cantastorie “Lorenzo De Antiquis” di Forlì:
La guerra fa la fame e la fame fa la guerra
Parole del celebre comico canzonettista Taiadella
1.
Fu da quando gli alleati
Para ponzi ponzi pa
dall’Italia sono andati
Para ponzi ponzi pa
sempre cresce la cuccagna
ma c’è quello che si lagna…
Dagliela ben biondina
Daghela ben bionda [sic].
2.
Truman disse al nostro Capo
io sempre t’ho aiutato
di resistere al potere
e ancor devi rimanere.
3.
Io ti mando in abbondanza
tutto quello che ci avanza
stoffa, ferro, gomma, grano
per il popolo italiano.
4.
Se qualcuno ti minaccia
con la Flotta e con la Caccia
nel frattempo di un’ora
in Italia vengo ancora.
5.
Sai che negli Stati Uniti
siamo molto progrediti
noi si tace e si va avanti
e si ferman tutti quanti.
6.
Qui ci sono i signoroni
che son pieni di milioni
ma però al dipendente
non gli manca proprio niente.
7.
Ora avverti i tuoi Signori
buone paghe ai lavoratori
se non volete andar per aria
fate la Riforma Agraria!
Concludo questa ricerca con le Profezie per l’anno 1947. Versi del Comico Taiadella, che vedono l’autore ritornato alla sua consueta verve per esporre, un po’ a ruota libera, alcune sue previsioni per quell’anno, divise tra politica e delusioni politiche, paghe sempre basse e divertimenti proibitivi, non sempre a causa del carovita.
A tempo per lui opportuno, interrompe le sue profezie perché - a suo dire - rischierebbero di fargli perdere l’attenzione del pubblico, desideroso di altre canzoni:
Carissimi signori, signore e signorine
borghesi e militari e generi alimentari
avremo un anno nuovo di pace e libertà
così gli americani saranno sempre qua.
Ci sono i socialisti ed anche i comunisti
ci sono partigiani e i reduci italiani,
che sono malcontenti per la liberazion
chi doveva avere torto adesso ha ragion.
Diceva Federico: Adesso il mio padrone
aumenta il salario e mi dà parole buone,
mi dice, caro mio non devi mai pensar
vedrai che per mangiare dovrai sempre sgobbar.
La paga è molto bassa di fronte alle vivande
non compri né vestito, né maglia, né mutande,
le scarpe tutte rotte, a piedi devi andar
la moglie fa la moda, come si deve far.
Se andiamo al teatro, al Cinema a vedere
la spesa è esagerata, si fanno pagar bene
vai dentro per sederti, l’ambiente è tutto pien
tu devi stare in piedi star fuori ti convien.
Nell’anno nuovo sembra la moneta sia cambiata
anche i pezzi da cinque non saran più di carta,
li contruiran di gomma e si potran tirar
fino a sette e cinquanta potremo farli andar.
Finisco la mania di far la profezia
perché se continuassi andreste tutti via
è meglio che chiudiamo di legger l’avvenir
perché altre canzoni vi voglio far sentir.
Il testo è trascritto dal canzoniere “Il Giornaletto della canzone”. Anno 35°, N. 143-Pubblicazione Periodica-Serie C/”Qui Radio Foligno”/Hanno rapito Madonna Luna, stampato dallo Stabilimento Tipografico Editoriale G. Campi di Foligno, [1947]. Archivio dell’Associazione Italiana Cantastorie “Lorenzo De Antiquis”.
DIDA FOTO.
Cartolina pubblicitaria di Taiadèla, Raccolta G.P. Borghi
Associazione Culturale Il Cantastorie on line
sede: Milano - viale Beatrice d'Este 39
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