Vito Fiorino
VITO E GLI ALTRI
Raccontato da Nicoletta Sala Mimesis
Collana della Fondazione Gariwo la foresta dei Giusti
Edizioni – Milano-Udine 2025
pp.72 € 8
Questo libro parla di migrazioni al plurale perché il protagonista Vito Fiorino narra in prima persona quando “anch’io sono stato un migrante, figlio di migranti”. Nicoletta Sala ha raccolto la sua testimonianza e ne ha fatto un libro dando un approccio molto semplice, affinché molti si riconoscano nelle sue parole che arrivano dirette al cuore. Vito ha raccontato la sua vicenda e di come è arrivato a Lampedusa.
Nato a Bari ma cresciuto a Sesto San Giovanni, nell’area milanese, è un falegname e pescatore per passione. Il 3 ottobre 2013 è stato soccorritore durante una delle terribili tragedie del nostro mare, a Lampedusa, dove si era trasferito da molto tempo.
Fiorino era in mare con amici in attesa dell’alba e si è trovato circondato da naufraghi che urlavano disperatamente chiedendo aiuto: “Quelle urla che salivano dall’acqua mi sembravano gabbiani, invece erano uomini”. I naufraghi erano in acqua da 4 ore, e da conoscitore del mare, Fiorino sapeva che la situazione era drammatica; senza pensarci due volte, cominciò a issare a bordo con l’aiuto dell’amico quante più persone possibili, fino a rischiare il ribaltamento dell’imbarcazione. Dopo aver dato l’allarme alla Capitaneria di Porto, riportò le 47 persone salvate sulla terra ferma, 46 uomini e una donna, strappandole a morte certa. In quella tragedia vi furono 368 morti.
Questo terribile evento ha inciso profondamente nell’animo di Vito, ancora oggi non riesce ad andare in mare e ha venduto la sua barca. Un natante omologato per 8 persone con il quale salvò la vita a 47 migranti e il suo più grosso rammarico e non averne potuti salvare di più.
Vito ha mantenuto contatti con alcuni migranti che ha soccorso, che oggi lo chiamano “father” (papà) per aver dato loro una “seconda vita” e ogni anno, durante l’anniversario della tragedia, i ragazzi eritrei da lui salvati, che vivono nel Nord Europa, tornano a Lampedusa per ricordare e riabbracciarlo.
Questo episodio l’ha colpito profondamente e da allora non ha più smesso di lanciare appelli per un maggiore impegno delle istituzioni sulla questione dei migranti. Da quel 3 ottobre 2013 Vito porta la sua esperienza nelle scuole, nelle università ovunque possa promuovere ed educare ai valori della responsabilità, della giustizia e della fratellanza tra i popoli. Racconta anche dei difficili anni ’50 del Novecento, quando diventò anche lui un migrante: aveva solo 11 mesi quando con la mamma ed il fratello raggiunsero il papà a Sesto San Giovanni.
Inoltre attraverso il “Comitato 3 ottobre”, Vito, con altri, ha voluto dare dignità a questi morti, dare un nome ad ogni “numero” e oggi a Lampedusa è possibile leggerne i nomi su un monumento a loro dedicato.
Nel 2018 Vito Fiorino è stato ascritto e onorato nel Giardino dei Giusti in diverse località italiane.
A segnalarlo è stata la Fondazione Gariwo che lavora per far conoscere e promuovere le storie di chi ha scelto il Bene. Dal 2024 collaborano con le Nazioni Unite per proporre in tutti gli Stati membri il modello dei Giardini dei Giusti come strumento educativo e culturale volto a prevenire i crimini contro l’umanità.
In questo libro Vito Fiorino racconta la sua vita che di fronte ai genocidi, alle dittature e ai crimini contro l’umanità ha il coraggio di agire per salvare vite, per difendere la dignità umana e opporsi all’odio.
Marzo 2026
Il libro è stato presentato alla Casa della Cultura di Milano il 13 marzo 2026 all'interno di una iniziativa Nella bocca dello squalo organizzata dallUniversità Statale di Milano e dalla Fondazione Gariwo.
VIDEO DELLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO ALLA CASA DELLA CULTURA DI MILANO
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